Piccole startup del gaming crescono: il boom di Faceit

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Faceit, piattaforma di online gaming sulla quale è possibile poter giocare in modalità multiplayer, continua a raccogliere fondi da investitori internazionali. E così la società fondata da tre italiani, e guidata dal 29enne Niccolò Maisto, ha potuto con soddisfazione rastrellare circa 15 milioni di dollari da alcuni investitori tra i quali Anthos Capital, Index Ventures e l’italiana United Ventures. E, in effetti, potrebbe non esser terminata qui, almeno a considerare i ricchi rumors che si sovrappongono sul futuro roseo di Faceit, piattaforma alla quale sono iscritte già 3,5 milioni di persone, desiderose di trovare dei compagni di gioco.

L’offerta core di Faceit è d’altronde sufficientemente accattivante da potersi garantire un ruolo di primo piano nel comparto: la società gestisce infatti il matchmaking virtuale, ovvero la possibilità di indirizzare le persone iscritte verso le gare che sembrano essere più adatte per poter soddisfare la propria sete di gaming, e le inserisce poi nelle classifiche. In questo modo, qualsiasi utente ha la possibilità di giocare con nuove persone, uscendo al di fuori dal comune recinto degli amici e dei compagni di scuola o di Università. A dimostrazione dell’interesse sorto intorno al business di Faceit, anche il fatto che, stando alle più recenti statistiche societarie, gli utenti iscritti hanno giocato il 30% di partite in più, in media, rispetto alle esperienze passate.

Ma che fare, ora, dei fondi così ottenuti? Da Faceit hanno già fatto sapere che la somma ottenuta – molto elevata rispetto agli standard cui sono comunemente abituate le startup, potrebbe essere utilizzata non solamente per ampliare il team con l’inserimento di nuove professionalità, quanto anche per premere il pedale dell’acceleratore sullo sviluppo di tecnologie e piattaforme.

Nei prossimi mesi, intanto, Faceit annuncerà nuove integrazioni ai giochi, nuove partnership, nuovi prodotti. Intanto, ha celebrato l’apertura di un office a Los Angeles e, prossimamente, anche uno a Santa Monica. La presenza in Nord America, sempre più importante, dovrebbe poter permettere il rafforzamento dei rapporti con gli sviluppatori, con gli editori e con gli altri partner residenti negli Stati Uniti.

Il tutto, magari, nella speranza di potersi aggiudicare una quota sempre più ampia del mercato dell’e-gaming, che negli Stati Uniti (e non solo) ha potuto conseguire una fortissima crescita nell’ultimo decennio, e le cui prospettive di apprezzamento di breve o medio termine sono tutt’altro che sopite.

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